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Fimp nazionale

  1. Roma, 31 luglio 2019 - Nel 2018, pur in presenza di un aumento delle coperture e delle dosi somministrate (quasi 18 milioni) sono stati segnalati pochissime reazioni avverse gravi da vaccini e nessun decesso ritenuto almeno potenzialmente correlabile con l'immunizzazione. E' quanto rileva il Rapporto Vaccini dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), che sintetizza le attività di sorveglianza post-marketing sui vaccini condotte in Italia appunto nell'anno 2018. In tutto, sono state inserite nella Rete nazionale di Farmacovigilanza complessivamente 7.315 segnalazioni di sospetti eventi avversi a vaccini, di cui 48 duplicati, ovvero riferite allo stesso caso. Sono 7.267 dunque quelle valutabili. La maggior parte delle sospette reazioni avverse è segnalata come non grave (82,4%, dunque 5.988), mentre il 16.5% (1.202) riferisce eventi definiti 'gravi', e nell'1,1% dei casi la gravità non è definita. “Tutte le sospette reazioni avverse osservate nel 2018 - evidenzia l'AIFA - non hanno evidenziato eventi che possano modificare la valutazione del rapporto fra benefici e rischi dei vaccini utilizzati. Febbre, reazioni locali, reazioni cutanee, irritabilità sono gli effetti maggiormente riscontrati. Complessivamente, su un totale di circa 18 milioni di dosi somministrate in Italia nel 2018 per tutte le tipologie di vaccino, sono state effettuate 31 segnalazioni ogni 100.000 dosi, che corrispondono a circa 12 segnalazioni ogni 100.000 abitanti”.
    La frequenza delle segnalazioni relative a reazioni avverse gravi correlabili è di 3 eventi ogni 100.000 dosi. E le reazioni correlabili segnalate sono tutte note e quindi, già riportate nelle informazioni sul prodotto dei vaccini autorizzati in Italia. “L'andamento crescente del numero delle sospette reazioni avverse - segnala l'Agenzia del farmaco - è indicativo di una sempre maggiore attenzione alla vaccino-vigilanza da parte sia degli operatori sanitari che dei cittadini. Dall'analisi dei dati nazionali, non sono emerse informazioni che possano influenzare il rapporto beneficio-rischio per le varie tipologie di vaccino correntemente utilizzate, confermando quindi - sentenzia l'AIFA - la loro sicurezza”.

  2. Roma, 30 luglio 2019 - Il cancro “ruba” ai bambini, ogni anno a livello globale, circa 11,5 milioni di anni di vita in buona salute. Questo avviene nonostante il numero di nuovi casi l'anno di tumore negli under 19 sia relativamente basso: circa 416.500 nel 2017. Le stime dell'impatto della malattia arrivano dal primo Global Burden of Disease Study, un lavoro mirato a valutare il “peso” del cancro su infanzia e adolescenza in 195 Paesi nel 2017. E’ stato pubblicato su “The Lancet Oncology”. I bambini nei paesi più poveri affrontano un onere sproporzionatamente alto - che contribuisce a oltre l'82% del peso globale del cancro infantile - equivalente a quasi 9,5 milioni di anni di vita in salute persi nel 2017. La maggior parte (97%) di questo carico è legata alla morte prematura, circa il 3% alla riduzione della qualità della vita. Lo studio stima il numero di anni di vita sana che bambini e adolescenti con un tumore hanno perso a causa di malattia, cure, disabilità e morte prematura. Tuttavia, la disabilità nei bimbi sopravvissuti al cancro è limitata ai primi 10 anni dopo la diagnosi, quindi il carico globale del cancro infantile è probabilmente sottovalutato, dicono gli stessi ricercatori. “Valutando il peso globale del cancro infantile attraverso gli anni di vita in salute persi, possiamo comprendere in modo più completo l'impatto devastante del cancro sui bambini a livello globale”, afferma Lisa Force del St Jude Children's Research Hospital negli Stati Uniti, che ha condotto la ricerca in collaborazione con l'Institute for Health Metrics and Evaluation. "I nostri risultati sono un primo passo importante per stabilire il peso del cancro che colpisce i bambini", continua. Dallo studio non emergono solo ombre. I piccoli pazienti che vivono in Paesi ad alto reddito tendono infatti ad avere una buona sopravvivenza: circa l'80% sopravvive 5 anni dopo la diagnosi. Ma questi miglioramenti non si registrano nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito, dove la sopravvivenza è di circa il 35-40%, ma alcune stime suggeriscono che potrebbe essere più bassa: circa il 20%.

  3. Roma, 29 luglio 2019 – Sono sempre di più i Paesi che mettono in atto misure contro il fumo eppure il numero dei fumatori scende a un ritmo decisamente basso, e insufficiente a raggiungere tutti gli obiettivi. E’ quanto sostiene la settima edizione del rapporto sul fumo dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Nel mondo nel 2017, sottolinea il rapporto, c'erano ancora 1,1 miliardi di utilizzatori del tabacco sopra i 15 anni, un numero 'caparbiamente alto'. A questi si aggiungono 367 milioni di persone che usano prodotti 'senza fumo'. Nel mondo fumava nel 2017 il 19,2% degli adulti, una percentuale inferiore appena del 3,3% rispetto a dieci anni prima. Il tasso dei fumatori è in discesa ovunque, ma la crescita della popolazione mondiale fa sì che i numeri assoluti restino alti. Molti governi, sottolinea l'OMS stanno raggiungendo traguardi nel mettere in pratica le misure contro il tabagismo suggerite dall'Organizzazione, con 5 miliardi di persone nel mondo che vivono in paesi che ne hanno implementata almeno una, come ad esempio il divieto di fumare o l'utilizzo di pacchetti con immagini shock. Sono sei le misure efficaci, sottolinea il segretario generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, descritte con l'acronimo 'mpower'.
    Si va dal monitoraggio stretto del numero dei fumatori e delle politiche di prevenzione alla protezione delle persone dal fumo, dall'offerta di aiuto ai tabagisti per smettere alla sempre maggiore diffusione delle informazioni sui danni del tabacco, per finire con il bando di tutte le forme di pubblicità e con l'aumento delle tasse sui prodotti. "Smettere di usare il tabacco è una delle cose migliori che una persona può fare per la propria salute - afferma Ghebreyesus -. Questo pacchetto dà ai governi gli strumenti pratici per aiutare le persone ad abbandonare la pratica". Solo 36 paesi, sottolinea il documento, hanno introdotto una o più misure al massimo livello possibile, mentre solo due, Turchia e Brasile, lo hanno fatto per tutte e sei. L'utilizzo di immagini shock molto grandi è quella più implementata, ed è presente in 91 paesi, mentre quella meno messa in pratica è l'aiuto ai fumatori, offerto solo da 23 nazioni.

  4. Roma, 25 luglio 2019 – I Campionati Mondiali di nuoto che si svolgono in questi giorni in Corea del Sud stanno regalando grandi emozioni ai tifosi italiani. Questo fantastico sport è un vero e proprio toccasana per la salute. Nuotare 3 o 4 volte alla settimana per 15-45 minuti fa bene, anzi benissimo e fa vivere più a lungo. Moltissimi sono ormai gli studi scientifici che dimostrano gli effetti benefici del nuoto su tutto il corpo. Una pratica costante di questo sport migliora la salute cardiovascolare, abbassa la pressione sanguigna, rende più elastica la muscolatura, corregge la postura, brucia le calorie in eccesso, attenua il mal di schiena e i dolori articolari e allevia le tensioni. Inoltre l’allenamento in piscina mette in movimento tutti i muscoli attraverso un esercizio fisico progressivo e dolce che non stressa giunture ed ossa. Ciò non significa che l’intensità dello sforzo sia inferiore ad altri sport: la resistenza che si oppone al movimento, infatti, è di circa 800 volte superiore in acqua che in aria poiché la densità dell’acqua è altrettante volte maggiore quella dell’aria. Per di più se accompagnato ad una dieta efficace, il nuoto può combattere patologie come l’obesità e il sovrappeso.

    Il nuoto, insieme alla ginnastica e all’atletica leggera, è il principale sport raccomandato per i bambini fino agli otto anni. E' infatti una disciplina in grado di coinvolgere in modo bilanciato i diversi apparati dell’organismo. L’attività agonistica comincia di solito ad essere praticata tra gli 8 e i 12 anni.

  5. Roma, 24 luglio 2019 - E’ una nemica insidiosa della fertilità ed è provocata da un batterio il Chlamidia trachomatis. E’ la clamidia un’infezione la cui incidenza, secondo l’European Center for Disease Prevention and Control, è in forte aumento. Nel Vecchio Continente si registrano complessivamente oltre 403mila casi. Si trasmette soprattutto durante i rapporti sessuali. Nell’uomo l’infezione si trova spesso sull’uretra (il condotto che dalla vescica porta l’urina verso l’esterno) e, di solito, in chi ha meno di 35 anni, nella zona del testicolo. Nella donna invece può localizzarsi anche sul collo dell’utero e agli organi circostanti. In questo caso se non viene curata in modo adeguato provoca una malattia infiammatoria alla zona pelvica (Pid) che può portare a infertilità o addirittura sterilità. In più, durante il parto, la donna gravida può trasmettere l’infezione al neonato causandogli congiuntiviti (che possono portare alla cecità), polmoniti e otiti. La trasmissione sessuale può avvenire, anche con persone che hanno l’infezione ma non presentano sintomi evidenti. Molte volte la diagnosi della clamidia risulta particolarmente difficile. Nella donna i disturbi (dolore durante i rapporti sessuali, secrezioni vaginali anomale, perdite di sangue tra una mestruazione e l’altra, febbre moderata) compaiono solo quando l’infezione è in fase più avanzata. Nell’uomo, il sospetto può sorgere quando ci sono bruciori e difficoltà a urinare, accompagnati da secrezione scarsa o assente.

    “E’ dimostrato come la clamidia aumenta anche il rischio d’insorgenza di alcuni tumori femminili - afferma il dott. Renzo Colombo, Vice Presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) -. Può essere curata attraverso la somministrazione di antibiotici che devono essere assunti anche dai partner sessuali. La prevenzione avviene invece utilizzando il preservativo durante i rapporti. In questo modo è possibile evitare diverse infezioni e malattie che presentano anche un alto rischio oncogeno, Per questo raccomandiamo sempre, soprattutto ai più giovani, l’uso del condom”.

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