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  1. A cura di Luciano Basile, Area Vaccini e Vaccinazioni FIMP

    Il Belgio fa marcia indietro rispetto al down-grade pcv13 vs pcv10 operato nel 2015/16 nell’immunizzazione anti-pneumococcica: l’approccio strategico non era sostenibile.

    Nella newsletter di due mesi fa ci chiedevamo se fosse sostenibile l’approccio strategico del Belgio riguardo alla decisione di passare, nel 2015/16, dal vaccino anti-pneumococcico 13 valente al 10 valente. I dati pubblicati il 9 luglio 2018 sulla rivista Lancet Infectius Diseasesevidenziavanoun aumento significativo dei casi isolati da malattia pneumococcica in bambini 0-2 anni e una riemersione del sierotipo 19A non incluso nel vaccino PCV10 , ma presente nel PCV13, dopo un solo anno dallo switch.

    Nel 2018 il trend di riemersione è proseguito tanto da far riconsiderare l’approccio strategico, così il Conseil Supérieur de la Santé ha deciso di ritornare ad immunizzare i bambini con l’anti-pneumococcica 13 valente.

    Nella figura i dati del Centre National de Référence de S. Pneumoniae in cui si evidenzia l’evoluzione dei casi dal 2015 al 2018 della malattia invasiva da Pneumococco in bambini con età inferiore a due anni.

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    https://www.health.belgium.be/sites/default/files/uploads/fields/fpshealth_theme_file/css_9519_avis_vaccination_pneumocoque_enfants_.pdf

  2. Roma, 18 gennaio 2019 -  - È "finalmente tempo di promuovere nelle scuole una corretta educazione ai temi della salute e della prevenzione. Questo provvedimento sancisce la necessaria alleanza tra sistema sanitario e sistema educativo che può essere la prima concreta barriera contro la cattiva informazione e la diffusione di fake news". E’ quanto ha affermato Lo afferma il ministro della Salute Giulia Grillo, commentando il recente accordo ad hoc tra il dicastero di Lungotevere Ripa e il Miur. "L'educazione ai corretti stili di vita è un elemento indispensabile perché sin dall’infanzia sia promossa una cultura scientifica ed evidence-based, in linea con gli indirizzi stabiliti dall'Organizzazione mondiale della sanità. Lavoreremo con il Miur - assicura Grillo - per definire programmi di studio e azioni integrate che coinvolgano non solo i ragazzi e i loro insegnanti, ma anche le comunità di riferimento in sinergia con il territorio"."Le linee guida integrate per le scuole italiane sono state definite dalla nostra direzione generale della Prevenzione in accordo con il ministero dell’Università e della Ricerca e proposte alla Commissione salute e alla Conferenza Stato-Regioni perché - conclude il ministro - si possa finalmente portare un approccio innovativo all’educazione dei ragazzi".

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    Aldo Cazzullo, “Giuro che non avrò più fame”, L’Italia della ricostruzione

    Mondadori, Strade blu. 2018. 18 euro.

    Come eravamo e come siamo. Via col vento è stato il primo film che le nostre nonne e le nostre madri andarono a vedere nel dopoguerra. “avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un’automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Eppure eravamo più felici di adesso”. L’Italia dei nostri padri, l’inizio della ricostruzione e del baby boom. Uscivamo da un periodo difficilissimo, di guerra, violenza, distruzione e grande povertà, ed è nata da queste macerie l’Italia moderna, quella del miracolo economico italiano.

    Oggi siamo altrettanto in una situazione difficile, la crisi economica più grave dell’ultimo secolo, che ha prodotto nuova povertà, disoccupazione, sfiducia, ma certo non paragonabile ad una guerra. Perché non provare a ripartire, ricostruire, magari partendo da un nuovo baby boom? Magari..!

    Cazzullo conclude così: “…perché ogni generazione ha la sua guerra da combattere, la sua crisi da superare. Allora era la guerra per non avere più fame…quella di oggi sarà la guerra contro la rassegnazione. Per ricostruire la fiducia in noi stessi e nell’avvenire… Potesse lo spirito del Natale futuro riportarci anche solo l’ombra dell’energia, l’eco della gioia di cui le nostre madri ed i nostri padri furono capaci, appunto settant’anni fa”. Dedicato ai pediatri della mia generazione ed ai giovani.

    Fabrizio Fusco

  4. A cura di Milena Lo Giudice, coordinatrice nazionale Area Etico Sociale FIMP

    Nonostante l'abbondanza di ricerche storiche, antropologiche ed esegetiche è ancora difficile conoscere con certezza quale sia l'origine della circoncisione. Di certo non si tratta di una prassi sorta in seno al popolo ebraico che (al pari di molti altri usi rituali) la assunse dai popoli vicini. Ma questo sposta solo in un più vasto raggio temporo-spaziale il problema. Erodoto afferma che gli ebrei appresero dagli egiziani tale pratica ma, a parte la sua non costante affidabilità di storico, il reperimento di mummie incirconcise rende discutibile questa affermazione, perlomeno se riferita a una prassi diffusa a tutta la popolazione (Cornfeld, 1981). Inoltre la presenza di tale rito presso i popoli di aree geografiche e culturali assai lontane da quella ebraica (come, ad esempio, quelli del Messico precolombiano) crea ulteriori difficoltà a identificarne l'origine. Lo si riscontra, infatti, presso i Fenici, gli Arabi, gli Aztechi, i Maya, gli aborigeni australiani, i Malesi del Borneo, alcuni indiani d'America, gli abitanti delle isole Fiji, Samoa e Caraibi (Bolande, 1969).

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    Altrettanto variegato è il panorama di ipotesi relativo al significato del rito. La classica interpretazione religiosaattribuitavi da Israele è riconducibile, forse, all'uso di "marchiare" il nemico asportandogli una parte corporea potendo così evidenziare davanti a tutti il suo stato di sottomissione. All'ambito mitico si può far risalire l'interpretazione che vede in questa pratica una sorta di "sostituto simbolico" della castrazione che veniva spesso pratica quale rito propiziatorio di divinità femminili (Ishtar, Cibele, ecc.). Sempre in quest’ambito si trova un’intepretazione che la collega a un rito prenuziale di cui rimane traccia nel difficile passo di Es 4, 24-26 in cui Sefora dopo aver tagliato il prepuzio del figlio tocca con questo i genitali di Mosè (simulandone, così la circoncisione) e lo chiama "sposo di sangue".

    Poi quella antropologico-culturaleper cui tale pratica (al pari del battesimo cristiano) rientra tra quei "riti della nascita" attestanti l'avvenuto ingresso del neonato nella comunità degli uomini e quindi l'appartenza ad essa (Van der Leew, 1975). In tal senso alla circoncisione sono assimilabili altre pratiche quali la clitoridectomia, l'infibulazione (consistente nella scarificazione e conseguente aderenza cicatriziale dei genitali esterni femminili), l'exodontia, l'amputazione di dita. Tali gesti, assolutamente brutali e ripugnanti alla coscienza occidentale acquistano in realtà il significato di una vera e propria "chirurgia rituale". 

    Particolare rilievo è stato dato poi all'interpretazione psicanalitica sostenuta da Freud che identifica nella circoncisione una sorta di "punizione paterna" per gelosia e timore di un figlio, ancestrale "concorrente" nella conquista della donna (Ib). Questa sorta di affermazione di supremazia maschile che affonda le sue radici in un passato tribale di cui sarebbe quasi una "reliquia" stratificata simbolicamente nella psicologia del profondo trova stranamente un'eco di antiche intepretazioni rabbiniche. Queste, identificando Infine quella psicanalitica (suffragata peraltro da antiche interpretazioni rabbiniche) identificanti nell'atto una forma di "virilizzazione" data la simbologia femminile che acquista la "guaina" del prepuzio dalla quale il glande viene così ad emergere (Fuchs, 1979).

    Secondo la Mishnah l'atto rituale della circoncisione deve avvenire di sabato e constare di quattro fasi (Preuss, 1978). La prima consiste nell'asportazione del prepuzio (milah); la seconda nell'asportazione della membrana prepuziale che ancora ricopre la corona del glande (periyah); tale procedura che viene ricondotta a un'interpretazione rabbinica di Gs 5,3 si fa risalire al tempo dei Maccabei per evitare il gesto di quegli ebrei che nelle palestre "cancellarono i segni della circoncisione" (1 Mac 1,15) con un intervento di chirurgia plastica ante litteram. La terza fase consiste nell'apposizione orale di vino (metzitzah) sulla ferita e ha significato più medico che rituale essendo finalizzata all'emostasi e forse anche alla disinfezione. Così pure la la quarta ed ultima nell'applicazione di un bendaggio (ispelanith).

    Il neonato va circonciso solo quand'è in buona salute usando qualsiasi strumento tagliente (dalla selce smussata dei tempi biblici agli odierni strumenti con lama ad affilatura bilaterale). E' molto interessante notare che "se due bambini della stessa madre o un bambino di ciascuna di due sorelle muore in conseguenza della circoncisione, non si deve circoncidere un terzo figlio" (Ib.). Si tratta quasi certamente di una delle prime, sia pur indirette, osservazioni relative all'emofilia o in ogni caso a una coagulopatia.

    Nel mondo islamico, quello della circoncisione dei figli maschi, che in Magreb viene chiamato tuhur, è ben più di un semplice rito o di una tradizione: è un aspetto veramente essenziale della fede ed è una condizione importante dell’essere musulmano. Si può affermare che la circoncisione è paragonabile al Battesimo cristiano, quindi un sacramento fondamentale per i credenti.

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    Una certa scuola di pensiero si è orientata, negli Stati Uniti ad eseguire la circoncisione alla nascita a tutti i neonati come misura igienica e di profilassi.

    La circoncisione avrebbe infatti una funzione preventiva per le malattia sessualmente trasmesse.

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    Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) già nel settembre 1998 ha licenziato un parere in merito ai profili bioetici della circoncisione (La circoncisione: Profili bioetici). In tale documento e' stato evidenziato come l'accettazione del carattere multietnico dell'attuale societa' italiana implica una profonda e doverosa attenzione nei confronti di tutti gli aspetti religiosi e culturali specifici di ciascun popolo. Le singole culture religiose e i singoli gruppi etnici debbono tuttavia rispettare i valori e le norme che regolano la vita della societa' che li ospita o che li ha integrati, e in particolare quelli espressamente indicati nel testo della Costituzione Italiana. Ne consegue, prosegue la nota della Consulta Nazionale di Bioetica, anche che gli atti di disposizione del proprio corpo che non abbiano finalita' terapeutiche e profilattiche e che comunque producano una invalidita' permanente non hanno in generale alcuna legittimazione bioetica. Il CNB ha dunque ritenuto che la circoncisione femminile sia illecita sotto il profilo etico e giuridico. Di contro, per le sue specifiche caratteristiche terapeutiche o profilattiche, e' da considerarsi lecita la circoncisione maschile. Il Comitato infine ha raccomandato che, in quanto atto di natura medica, perche'produttivo di modificazione anatomo-funzionale dell'organismo, quello della circoncisione debba venir praticato nel pieno rispetto di tutte le usuali norme di igiene e asepsi e che esso venga posta in essere da un medico. Alcuni membri dell'allora Cnb hanno ritenuto potersi praticare la circoncisone rituale su neonati, considerata in genere l'elementarita' dell'intervento, anche da ministri di culto a cio' preposti, purche' di adeguata e riconosciuta competenza. E' comunque ribadita la responsabilita' di chi pratica la circoncisione di garantire personalmente la continuita' dell'assistenza eventualmente necessaria dopo l'intervento o di fornire comunque indicazioni esaurienti e non equivoche perche' tale assistenza possa essere efficacemente prestata.

     

    Considerazioni finali

    Alla luce delle morti ricorrenti di bambini sottoposti a “circoncisione clandestina,”  pratica che si svolge senza analgesia e senza i necessari accorgimenti medico chirurgici, si rende necessario che questi piccoli vengano sottoposti a circoncisione in ambiente ospedaliero con tutte le tutele sanitarie possibili. Come abbiamo visto non esistono remore dal punto di vista etico. L’unico problema potrebbe porsi per l’equa allocazione delle risorse economiche in sanità, e se quindi inserire la circoncisione rituale fra i LEA. Un possibilità potrebbe essere il pagamento di un ticket il più basso possibile perché queste famiglie possano essere in grado di affrontare la spesa.

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    BIBLIOGRAFIA

    -      G. CORNFELD (a cura di), Circoncisionein: "Enciclo­pedia Biblica", Marietti, Torino 1981, 243-244

    -      E.FUCHS, Desiderio e Tenerezza, Claudiana, Torino 1979, 41-12

    -      J. PREUSS, Biblical and Talmudic Medicine (Ed. F. Rosner), Hebrew Publishing Company, New York 1978, 242

    -      G. VAN DER LEEUW, Fenomenologia della Religione, Boringhieri, Torino 1975, 153

    -      C. WIENER, Circoncision in "Voc. de Theol. Bibl.", Paris 1967, 134-136;

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