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  1. Roma, 12 dicembre 2019– L’immunizzazione degli uomini contro l’Hpv dovrà essere sospesa se e fino a quando il problema della carenza dei vaccini non sarà risolto. È questa la raccomandazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) contenuta nel bollettino settimanale e ripresa dalla rivista Bmj. La richiesta del vaccino, che protegge dal virus che causa diversi tipi di tumori fra cui quello cervicale nelle donne, è aumentata negli ultimi anni, tanto che le aziende hanno avuto un deficit del 6% rispetto alla richiesta, che potrebbe salire al 32% nel 2022. La preoccupazione dell'Oms deriva da un rapporto del Sage, lo Strategic Advisory Group of Experts dell'Organizzazione. "Il Sage è profondamente preoccupato che le correnti carenze di vaccino per l'Hpv possano sfociare nell'impossibilità di introdurre o sostenere programmi di vaccinazione in alcuni paesi, soprattutto in quelli in cui il peso del tumore della cervice è più alto - scrive l'Oms -. In questo contesto il Sage raccomanda delle strategie addizionali. Tutti i paesi dovrebbero sospendere temporaneamente l'implementazione di strategie vaccinali per entrambi i sessi, per gruppi sopra i 15 anni e per coorti multietà finché le disponibilità non renderanno accessibile il vaccino a tutti i paesi". Nello stesso documento l'Oms ribadisce che tutte le formulazioni dei vaccini approvate sono assolutamente sicure. A questo proposito proprio in questi giorni è stato ritirato uno studio, che era stato pubblicato dal Journal of Toxicology and Environmental Health, che legava la vaccinazione per l'Hpv ad un presunto calo della fertilità, è stato ritirato per degli errori nell'elaborazione dei risultati.

  2. FOTO2 FIMP - Federazione Italiana Medici Pediatri

    Omeopatia.

    Bugie, leggende e verità

    Roberto Burioni

    Rizzoli, 2019. 200 pagine. 18 euro

    Medici autorevoli sostengono che l’omeopatia non ha alcuna efficacia: eppure ci sono altri medici che prescrivono e farmacisti che vendono cure omeopatiche. In questo libro Roberto Burioni passa in rassegna, con uno stile spumeggiante, ironico e comunque sempre piacevole da leggere, bugie, leggende e verità di un metodo di cura seguito da milioni di italiani e non solo.

    Racconta di quale fosse la medicina alla fine del ‘700, ai tempi in cui Samuel Hahnemann ebbe l’intuizione che il simile cura il simile, ma solo se estremamente diluito (altrimenti il paziente moriva…), ed “inventò” l’omeopatia. A quei tempi, i pazienti ricchi che avevano accesso alle costosissime cure mediche, avevano una mortalità maggiore rispetto ai poveri che non si curavano. Il salasso era in pratica l’unica terapia a cui potessero ricorrere i medici di allora, terapia non priva di gravi effetti collaterali: Burioni porta l’esempio della morte di George Washington, primo presidente degli Sati Uniti, sopravvissuto a vaiolo, tubercolosi e malaria, per non dire delle guerre che aveva combattuto, ma non ad una serie di salassi (si stima per almeno 2 litri di sangue in poche ore) praticati per un banale raffreddore o poco più.

    Dunque, c’era bisogno di medici che non facessero niente e Hahnemann, con l’omeopatia, propose il “niente”. Non lo si sapeva 200 anni fa, ai tempi in cui anche le conoscenze mediche erano scarse o nulle, ma oggi sì: l’estrema diluizione dei prodotti omeopatici, ce lo dice la chimica, fa sì che nel prodotto non ci sia più nulla se non acqua e zucchero. E sempre la chimica ci conferma che per assumere una sola molecola di cianuro diluita 30CH dovremmo bere un quantitativo pari a 100 volte la massa della terra. O se vogliamo dirla in un altro modo, “se facciamo pipì nell’Oceano Atlantico, la sua diluizione sarà 10CH, immensamente più concentrata rispetto alle diluizioni utilizzate nei preparati omeopatici”. Ma nel libro si parla di molto altro, delle prodigiose proprietà del muro di Berlino o della muraglia cinese, naturalmente fortemente diluiti, di effetto placebo e di sperimentazioni in doppio cieco. Un sottile fil rouge unisce gli ultimi tre libri di Burioni: da “la Congiura dei somari” a “Balle mortali” a “Omeopatia: bugie, leggende e verità”. E’ quello dell’eterna lotta in medicina ( e non solo…) tra scienza e pseudoscienza , tra metodo scientifico e magia, ciarlatani, pensiero magico.

    A questo proposito, Burioni, che si è fatto conoscere tramite facebook, un anno fa ha aperto il sito web Medicalfacts.it, dedicato alla divulgazione della verità scientifica in ambito medico e nato dalla constatazione che “i social media non bastano più“: “quella che sui social era ormai diventata una polarizzazione tra chi crede nella scienza e chi crede nel “sentire comune”, ha ora bisogno di trovare struttura solida per dare solidità alle verità. Una serie di domande per una serie di risposte, quindi: Vaccinarsi contro l’influenza serve? Nei vaccini c’è il mercurio? Cos’è l’omeopatia? Dietro ognuno di questi temi ci sono spesso risposte relativamente complesse e la complessità non è esattamente il campo dei social network (dove trionfa invece l’emotività, l’istinto, il luogo comune)”.

    Per concludere il Burionipensiero, che non possiamo non condividere, far ricorso all’omeopatia è un peccato veniale, rispetto a non far vaccinare i propri figli, sempre che l’uso dei prodotti omeopatici non escluda, quando necessaria, la terapia tradizionale (e il caso recente del bambino morto di otite perché curato solo con l’omeopatia) lo abbiamo tutti presente. Ognuno è libero di curarsi ANCHE con prodotti molto costosi e che contengono il niente, ma non è accettabile che i farmaci omeopatici siano detraibili fiscalmente come gli altri e che “pesino” sull’esangue bilancio del Servizio sanitario o che ancora l’Università di Modena organizzi Masters di omeopatia.

    Nell’ultimo capitolo Burioni si fa una domanda e cioè se comunque gli omeopati non abbiano qualcosa da insegnare a noi medici “tradizionali. Non vi anticipo la risposta.

  3. A cura di Domenico Careddu, coordinatore nazionale gruppo di studio CAM

     

    Le infezioni delle vie urinarie (IVU) rappresentano la seconda causa di infezioni batteriche pediatriche, dopo quelle a carico dell’apparato respiratorio. Si stima che entro l’età di 16 anni,
    un maschio su trenta ed una femmina su 10, possano manifestare una IVU. Nel 30-50% dei casi le IVU
    sono ricorrenti, specialmente in soggetti con reflusso vescico-ureterale (RVU), vescica neurologica, precedenti cistiti o pielonefriti ed uropatie malformative.
    Nel 15% dei soggetti che hanno a
    vuto una IVU, si manifesta ipertensione arteriosa in età adulta.
    Per prevenire questa complicanza e per evitare la formazione di cicatrici a carico del parenchima renale, nella pratica comune è frequente il ricorso alla profilassi antibiotica, soprattutto nei soggetti con RVU,
    sebbene i dati di letteratura non siano concordi sull’utilità di questo trattamento.

    A tale proposito, vanno considerati sia l’impatto fisico e psicologico di una terapia cronica in un soggetto in età pediatrica e nella sua famiglia, i costi economici e soprattutto
    il crescente fenomeno dell’antibiotico resistenza.

    Ciò premesso, numerosi studi, hanno preso in considerazione il ricorso anche ad altri trattamenti per prevenire le IVU ricorrenti ed i possibili danni ad esse correlati:
    dalla circoncisione nei maschi, alla somministrazione di probiotici, vitamine e di estratti vegetali quali il Cranberry (Vaccinium macrocarpon). 
    Focalizzando l’attenzione su quest’ultimo, conosciuto anche come mirtillo rosso americano,
    si evidenzia come le bacche di questa pianta abbiano una tradizione d’uso secolare, per il trattamento di differenti situazioni cliniche, tra le quali le IVU, prima dell’avvento degli antibiotici.

    I principali componenti del fitocomplesso del Cranberry sono flavonoidi (principalmente antocianidine), catechine, carboidrati, sali minerali e tannini; tra queste ultime,
    sono caratteristiche le Proantocianidine di tipo A.
    Ad esse è dovuta la capacità di inibire   l’adesione dell’E.Coli fimbriato (tipo 1 e tipo P) alle cellule della parete vescicale e la successiva risalita nelle vie urinarie, fino al parenchima renale.

    Considerato che l’E.Coli è il principale agente eziologico delle IVU, appare evidente l’interesse dei ricercatori nei confronti del Cranberry.

    I recenti studi condotti in soggetti in età pediatrica affetti da IVU, hanno evidenziato che la somministrazione di Cranberry è in grado di ridurre il numero di episodi di IVU
    nei soggetti maschi non circoncisi e può avere effetti benefici nei confronti della crescita di batteri patogeni Gram negativi; l’effetto preventivo nei confronti delle IVU, è risultato essere maggiore
    rispetto alla stessa circoncisione in soggetti circoncisi. 
    Altri studi hanno evidenziato l’efficacia nel prevenire le IVU in soggetti peraltro sani ed un’efficacia sovrapponibile a quella della terapia antibiotica in soggetti con anomalie dell’apparato urogenitale.

    Considerata la numerosità dei casi valutati e le differenti formulazioni di Cranberry utilizzati negli studi presi in esame, sono necessarie ulteriori conferme cliniche in termini efficacia e sicurezza.

  4. A cura di Francesco Pastore, pediatra di famiglia, Formatore di istruttori BLSD, Martina Franca (TA)

     

    Il “Corpo estraneo”, potenzialmente pericoloso per la fascia di età compresa tra 0 e 4 anni, è riconducibile a particolari alimenti (che se non tagliati adeguatamente possono diventare pericolosi). Importante inoltre fare molta attenzione a giochi ed oggetti di piccole dimensioni, soprattutto nelle famiglie con figli di diverse età, a causa della possibilità di accedere a giocattoli non consoni alle età dei più piccoli.

    L’età massima di incidenza è dai 6 mesi, età in cui il lattante inizia ad interagire e a mangiare alimenti sempre più solidi, fino ai 4 anni. Dopo questa età lentamente la “curva” degli incidenti inizia a scendere, pur non dovendo mai abbassare la guardia.

    L’ostruzione potrà essere di origine “CERTA”, siamo cioè di fronte ad un bambino che mangia una caramella, oppure “SCONOSCIUTA”, ovvero non sappiamo cosa ha determinato l’ostruzione delle vie aeree, che potrà quindi presentarsi come “PARZIALE” oppure “COMPLETA”, data dalla possibilità o meno del bambino di riuscire a respirare, tossire o parlare.

    Di certo da 0 a 3 anni abbiamo il periodo di maggiore esposizione a questo tipo di incidenti per una serie di motivi:

    1. Le vie aeree non sono ancora sviluppate, ovvero, alla nascita sono di forma CONOIDE per diventare quasi CILINDRICHE, solo alla pubertà;

    2. Il bimbo non ha sviluppato la CAPACITA’ di masticare in maniera corretta e sicura;

    3. La deglutizione non è ancora coordinata e quindi non del tutto efficiente;

    4. Il bambino piccolo non ha esperienza di casi di soffocamento e quindi non sa ancora come reagire per difendersi.

     

    IL MODELLO INTERNAZIONALE DI JAMES REASON

    Se riusciamo a comprendere COSA GENERA un incidente GRAVE , di certo potremo comprendere meglio come comportarci e soprattutto quali sono le AZIONI da intraprendere per proteggere in maniera certa il nostro bambino.

    Esistono studi internazionali che hanno determinato quali azioni errate e quali concatenazioni possono generare un incidente grave.

    Il MODELLO INTERNAZIONALE DI JAMES REASON, applicato agli incidenti gravi da ostruzione delle vie aeree , potrebbe essere di grande utilità per prevenire nel migliore dei modi ogni azione potenzialmente pericolosa.

    Il modello di REASON è molto semplice: mettendo in fila 5 fette di groviera con tanti buchi - sostiene il famosissimo psicologo americano - nel momento in cui si vede la luce attraverso tutte le fette, accade l’incidente grave a causa di una serie di errori umani.

    Ogni buco rappresenta un’AZIONE ERRATA o l’assenza di protezioni efficaci.

    Ecco quali sono:

    1. Decisioni fallaci - Errore Latente: acquistare un oggetto/giocattolo pericoloso come una pallina di gomma piccola e donarlo ad un bambino piccolo per farlo giocare;

    2. Carenze - Errore Latente: chi dona il gioco non ha informazioni su quali siano i giocattoli pericolosi e quali non, ne ignora completamente la pericolosità;

    3. Condizioni predisponenti ad operazioni rischiose - Errore Latente: le vie aeree di un bambino sono conoidi e quindi è più facile che accada un episodio di ostruzione, rispetto ad un adulto;

    4. Produzione di operazioni rischiose - Errore Attivo: la baby-sitter si distrae, lascia giocare il bimbo di 2 anni con i giochi del fratellino più grande e non controlla visivamente il bimbo che mette in bocca il giocattolo pericoloso eludendo la supervisione dell’adulto;

    5. Inadeguatezza delle Protezioni - Errore Latente/Attivo: la baby-sitter e chiunque si trova in casa in quel momento NON conosce le MANOVRE DI DISOSTRUZIONE e non sa come intervenire per contrastare l’insieme di errori latenti attivati sino a quel determinato momento.

    Questa serie di azioni sono in grado di generare l’incidente, e senza avere lo strumento di contrasto, ovvero la conoscenza delle manovre di disostruzione, potrà generare due possibili scenari:

    - la persona si “ferma” per assenza e incapacità di azione (non avendo conoscenza del comportamento da tenere in questi casi);

    - la persona “agisce” in maniera scomposta facendosi guidare dall’istinto e non dalla conoscenza, peggiorando una situazione già compromessa. La conoscenza e la formazione ad intervenire in questi casi, potrebbe essere in grado di annullare tutti gli errori latenti ed attivi.

    L’incidente per soffocamento accade statisticamente quando il bambino oltre a mangiare compie un’altra azione.

    In poche parole fa DUE COSE INSIEME che lo mettono in pericolo:

    1. mangia e ride

    2. mangia e gioca

    3. mangia e corre

    4. mangia e guarda la tv

    5. mangia e canta

    6. mangia da solo alimenti non tagliati, lisci e ovali.

    Mangiare in posizione eretta a tavola, concentrandosi sull’atto della masticazione, RIDUCE in maniera drastica la possibilità del verificarsi di un incidente grave.

    Antichi consigli tramandati dai nostri nonni, che hanno attraversato secoli e provenienti forse da racconti ancestrali, pur avendo probabilmente nel tempo perso le motivazioni, hanno conservato il messaggio di protezione della vita anche se non esplicitato chiaramente.

    Sarebbe consigliabile continuare a diffondere questi principi educativi ai nostri figli e nipoti per aiutarli a vivere protetti da incidenti evitabili.

     

    I NUMERI:

    Statisticamente, quasi il 70% delle ostruzioni è di natura alimentare di cui il 20% circa per oggetti e giochi.

    Sappiamo anche che da un incidente mortale che coinvolgeva 1 bambino a settimana siamo scesi a 1 bambino ogni 10 giorni e che in Italia, (dati progetto “Susy Safe” del Prof. Dario Gregori, Università di Padova, Cattedra di Biostatistica Sanitaria) ben 422 bambini all’anno vengono ricoverati in Pronto Soccorso per un incidente grave provocato da un alimento/oggetto/giocattolo.

    Sono dati che dovrebbero farci riflettere sull’importanza della prevenzione.

    Esistono ALIMENTI potenzialmente più pericolosi di altri per la loro APPETIBILITA’, FORMA e CONSISTENZA, ma soprattutto per come vengono somministrati.

    Alcuni semplici accorgimenti possono modificarne la potenziale pericolosità.

    Tra gli alimenti più pericolosi alcuni devono essere citati per la loro continua presenza nelle cronache e nelle statistiche.

    Vediamo come comportarci per non correre rischi:

    la tabella ALIMENTI-AZIONE, che nasce dall’incontro fra importanti chef sensibili alla tematica e le raccomandazioni internazionali della Società di Pediatria Canadese, può darci qualche consiglio utile, ed è quella che per prima ha affrontato il problema in questo modo e ridotto il numero degli incidenti.

    foto FIMP - Federazione Italiana Medici Pediatri

     

    Riferimenti scientifici:

    Preventing choking and suffocation in children

    C Cyr; Canadian Paediatric Society

    Injury Prevention Committee

    Abridged version: Paediatr Child Health 2012;17(2):91-2

    Altre fonti:

    Per maggiori informazioni riguardo i rischi degli Incidenti, la prevenzione e le manovre di rianimazione cardiopolmonare visitare i seguenti siti:

    • Safe Kids Canada: www.safekidscanada.ca

    • Health Canada: www.hc-sc.gc.ca

    • Heart and Stroke Foundation of Canada:

    www.heartandstroke.ca• American Heart Association: www.heart.org

     

    OGGETTI

    Vi sono alcuni oggetti presenti nelle nostre case più pericolosi di altri, spesso presenti in incidenti anche molto gravi.

    Sarebbe importante memorizzarli per evitare di lasciarli in giro per casa:

    1. tappi delle penne (meglio quelli aperti in punta);

    2. bottoni (attenzione ai cassetti facilmente accessibili in casa);

    3. palloncini sgonfi (mai alle feste di bimbi);

    4. monete (pericolosissime);

    5. giocattoli o parti di essi (ceste giochi separate se più figli);

    6. pile al litio (mai in casa se non sotto chiave);

    7. graffette;

    8. tappi delle bottiglie.

    Una menzione particolare, data la loro pericolosità, per le pile al litio, che spesso ad un bimbo sembrano caramelle e che hanno la forma di un “disco” apparentemente innocuo, e che invece, anche scariche, possono procurare danni gravissimi se inalate o ingerite, in quanto liberano sali tossici che distruggono i tessuti gastrointestinali in poco tempo.

  5. A cura di Vitalia Murgia, pediatra, gruppo di coordinamento Area Ambiente e Salute FIMP

     

    In occasione della “Giornata europea di consapevolezza sugli antibiotici 2019” che si è svolta Il 18 novembre 2019, l’European Centre for Disease Prevention and Controll (ECDC) ha pubblicato un report (1) redatto a partire dai dati forniti dalla rete europea di sorveglianza dell’antibiotico-resistenza EARS-Net (European Antimicrobial Resistance Surveillance Network), coordinata dalla ECDC. I dati italiani provengono dalla sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza AR-ISS (2).

    I patogeni sottoposti a “sorveglianza speciale” sono un gruppo selezionato di batteri (Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis e Enterococcus faecium, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter spp.) che sono stati isolati da infezioni invasive (batteriemie e meningiti) acquisite in comunità o in ambito ospedaliero.

    Il sistema di sorveglianza è stato istaurato perché in questo momento la resistenza agli antibiotici è considerata una delle maggiori minacce per la salute pubblica, sia a livello globale sia nella regione Europea. Nel sito della ECDC è disponibile una sintesi dei dati sull’antibiotico resistenza dei vari patogeni sorvegliati (3). L’Italia continua a essere uno tra i Paesi con percentuale più elevata di resistenza, come mostra la tabella di raffronto presente sul sito di Epicentro (4), anche se negli ultimi tre anni si è registrata una diminuzione costante della percentuale di resistenza ai carbapenemi, che è passata dal 33,9% nel 2016 al 26,8% nel 2018.

    Alla preoccupazione per il semplice dato dell’antibiotico resistenza si è aggiunta quella per il carico di malattia che il fenomeno già determina. Un lavoro del 2019 (5) riporta la stima del peso di malattia conseguente alle infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici di interesse per la salute pubblica (i sorvegliati speciali) nei paesi dell'UE e dello Spazio economico europeo (SEE), nel 2015. Il carico di malattia è stato misurato in numero di casi, decessi attribuibili e anni di vita vissuta in disabilità (DALY). Secondo queste stime ogni anno in Europa (Unione Europea + Area economica Europea) si verificherebbero più di 670.000 infezioni a causa di batteri resistenti agli antibiotici e circa 33.000 persone morirebbero come conseguenza diretta di questo tipo di infezione, con un costo stimato per i sistemi sanitari dei paesi UE di circa 1,1 miliardi di euro. Gli autori del lavoro stimano che nel 2015 ci siano stati 671.689 (95% IC 583148-763966) casi di infezione da batteri resistenti agli antibiotici, di cui 426.277 (63,5%) sono stati acquisisti all’interno di ospedali e strutture sanitarie. Queste stime corrispondono a un'incidenza di 131 (113-149) infezioni per 100.000 abitanti e una mortalità attribuibile di 6 · 44 (5 · 54–7 · 48) decessi per 100.000 abitanti. Il tasso complessivo di anni di vita in disabilità è di 170 per 100.000 abitanti, il che è simile al carico combinato di HIV, influenza e tubercolosi nello stesso anno nell'UE e nell'EAA. L'onere è raddoppiato dal 2007 ed è più elevato nei neonati (di età <1 anno) e negli anziani (di età ≥65 anni) e per le infezioni causate da batteri resistenti alla colistina o ai carbapenemi. I maggiori oneri sanitari (> 400 DALY per 100.000 abitanti) sono stati in Italia (10.762 decessi attribuibili) e in Grecia (1.627 decessi attribuibili). Queste stime hanno suscitato una risonanza profonda nei media in occasione della Giornata europea di consapevolezza sugli antibiotici 2019.

    C’è da chiedersi come si sia arrivati a questo punto e come in meno di un secolo di utilizzo si sia riusciti ad impoverire in maniera così drammatica l’enorme potenziale terapeutico degli antibiotici.

    I principali fattori alla base dell'insorgenza e della diffusione della resistenza antimicrobica sono l'uso esagerato degli antibiotici in terapia umana e animale (allevamenti, impianti di acquacoltura, etc.) e la trasmissione di microrganismi resistenti tra gli esseri umani; tra animali; e tra umani, animali e ambiente. Suoli e acqua sono contaminati in maniera pesante; si stima che più di 20 tonnellate di antibiotici siano riversate ogni anno nei fiumi italiani. La contaminazione dei suoli potrebbe contribuire all’insorgenza di ceppi resistenti di batteri del suolo con il rischio di trasferimento di geni della resistenza a patogeni che infettano l’uomo.

    Mentre l'uso degli antibiotici esercita una pressione ecologica sui batteri e contribuisce all'emergere e alla selezione delle resistenze batteriche, il fatto che in molti paesi si applichino misure inadeguate di prevenzione e controllo della trasmissione delle infezioni favorisce l'ulteriore diffusione di questi batteri. L'uso prudente degli antibiotici, da parte dei medici, veterinari, allevamenti di vario tipo, e un elevato controllo della trasmissione delle infezioni in tutti i settori sanitari secondo l’ECDC sono i cardini di una risposta efficace alla resistenza antimicrobica.

    Nessun pediatra (nessun medico) può sentirsi esentato dal contribuire in maniera fattiva alla limitazione di questo fenomeno!

    Referenze bibliografiche

    1. Surveillance of antimicrobial resistance in Europe. 2018 Annual report of the European Antimicrobial Resistance Surveillance Network.https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/surveillance-antimicrobial-resistance-Europe-2018.pdf
    2. AR-ISS: Rapporto N.1 - I dati 2018.https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/ar-iss-rapporto
    3. Summary of the latest data on antibiotic resistance in the European Union and European Economic Area (EARS-Net).https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/summary-latest-data-antibiotic-resistance-EU-EEA.pdf
    4. AR-ISS. Profilo di antibiotico-resistenza degli 8 patogeni sotto sorveglianza: dati italiani 2018 e confronto con la media europea.https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/ar-iss-confronto-ita-ue
    5. Cassini A, Högberg LD, Plachouras D, et al. Attributable deaths and disability-adjusted life-years caused by infections with antibiotic-resistant bacteria in the EU and the European Economic Area in 2015: a population-level modelling analysis. Lancet Infect Dis. 2019 Jan;19(1):56-66.https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6300481/
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