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APP per Cellulari e Tablet

Dopo la recente pubblicazione della notizia della uscita della App per i genitori MyPed reperibile sugli store della Apple e di Google, siamo a proporvi
due interessanti ed utili App per cellulari e tablet che interessano invece i pediatri di Famiglia ed i medici di continuità assistenziale.

La prima, scritta dalla FIMP di Roma, si può reperire negli store sopra esposti digitando la stringa di ricerca "Pronto Soccorso pediatrico" apparirà una App il cui logo è la seguente faccina: 
Sono trattati, come dicevamo per i pediatri, argomenti di Chirurgia, Dermatologia, Emergenza, Gastroenterologia, Malattie Infettive, Malattie respiratorie, Neurologia, Pediatria Generale.  

La seconda  che riguarda maggiormente argomenti di Pronto Soccorso Pediatrico, si può trovare digitando dagli store sopra esposti la stringa  "Salva una vita", caratterizzata dal logo di due cerotti incrociati  contiene argomenti, quali per esempio Esposizione a colpi di calore, Allergie, Annegamento, Arresto cardiaco, Attacco Cardiaco, Convulsioni, Folgorazione, Emorragia, Ipotermia e Congelamento, Ferite, Ictus, Perdite di coscienza, Soffocamento da corpo estraneo, Traumi Cranici e degli arti ed Ustioni. il tutto corredato da numerosi filmati che spiegano le manovre salvavita.
Scaricatele e diffondetele a colleghi della continuità assistenziale o di associazioni come la Croce Rossa.

Sciopero del 16 Dicembre 2015 Lettera del Segretario regionale

Cari Amici,
mercoledì prossimo,16 dicembre 2015, saremo in sciopero assieme a tutte le altre sigle sindacali dei pediatri, della medicina generale, della specialistica esterna, e persino degli ospedalieri.
Dallo schieramento si capisce che, questa volta non si tratta di una rivendicazione salariale o normativa per la nostra categoria.

Si sciopera per difendere il Servizio Sanitario Nazionale così come lo abbiamo conosciuto nei suoi principi fondativi di universalità e solidarietà (rivolto a tutti indipendentemente dalle capacità economiche, chi ha di più mette di più per permettere l’acceso alle cure a chi ha di meno).
Attualmente questo modello è messo in discussione sia dalla frammentazione regionalistica (tutti sappiamo come perfino lo stipendio dei medici sia differente tra le diverse regioni), che dal tentativo di restringere il campo di intervento del servizio Sanitario Nazionale lasciando mano libera ai fondi gestiti dalle assicurazioni private.

La progressiva burocratizzazione del nostro lavoro, mirata al solo controllo economico anche a scapito degli obiettivi di cura e salute, è uno dei tanti segni dell’intento di uno Stato che ritiene di non riuscire più a sostenere le spese di una sanità moderna.
Quindi lo sciopero non deve essere inteso contro gli utenti, ma a difesa di essi, spiegando loro il carattere della protesta di tutti gli operatori sanitari dando il segnale politico della chiusura degli ambulatori dalle ore 8 alle 20, garantendo la disponibilità che ci contraddistingue nei confronti del paziente ammalato, rispondendo al telefono almeno fino alle 10 e mantenendo la discrezionalità nei confronti dei più fragili a noi noti.

La modalità di sciopero come da contratto prevede una remunerazione del 50 % a fronte della effettuazione delle visite urgenti, delle ADI e ADP.
Scioperare in questa occasione vuol dire avere la coscienza del proprio ruolo e della propria funzione in seno a questa nostra complessa società altrimenti si darà l’impressione di procedere ad occhi chiusi e chi governa farà in modo di farci sbattere la faccia.
Cari saluti
Segreteria Regionale FIMP Marche

Rapporto Censis 2015

Ma ecco qui di seguito il capitolo «Il sistema di welfare» del 49° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2015
 
Il quadro della nuova offerta sanitaria: tra costi e tempi di attesa. È il 42,7% dei cittadini italiani a pensare che la sanità stia peggiorando, quota che sale al 64% al Sud. Inoltre, il 55,5% considera inadeguato il Servizio sanitario regionale, quota che sale all'82,8% nel Mezzogiorno. Per capire il ricorso al privato, va considerato il trade off tra costo e tempi di attesa che, con la capacità del privato di offrire prestazioni a prezzi sostenibili e la lunghezza delle liste di attesa nel pubblico, si risolve spesso nella scelta dei cittadini di pagare per intero di tasca propria le prestazioni. Ad esempio, per una colonscopia nel privato si spendono 224 euro e si attendono 8 giorni, nel pubblico con il ticket si spendono 56 euro e si attendono 87 giorni; per una risonanza magnetica nel privato si spendono 142 euro e si attendono 5 giorni, con il ticket si pagano 63 euro e si attendono 74 giorni. Costi e tempi di attesa hanno andamenti inversi nel passaggio dal pubblico al privato, poiché all'aumentare dei costi delle prestazioni nel privato corrisponde una diminuzione dei tempi di attesa e viceversa. Una colonscopia nel privato richiede circa 169 euro in più rispetto al pubblico e riduce i tempi di attesa di 74 giorni; per una risonanza magnetica nel privato la spesa è di 79 euro in più con una riduzione dei tempi di attesa di 69 giorni.
 
Le difficoltà dei percorsi di cura. Gli italiani ribadiscono l'importanza del ruolo svolto dal medico di famiglia: il 57,3% afferma che dovrebbe essere sua la responsabilità di dare informazioni circostanziate ai pazienti e guidarli verso le strutture più adatte. Il 42,6% ritiene che gli Uffici relazioni con il pubblico e gli sportelli delle Asl dovrebbero offrire informazioni più precise e articolate. Un italiano su 5 vorrebbe anche disporre di graduatorie sui servizi e la loro qualità basate sui giudizi dei pazienti. Accanto a quelle di tipo informativo, le difficoltà che i cittadini sperimentano nel rapportarsi al Servizio sanitario nazionale sono anche di carattere pratico, legate ai tempi di attesa prima di accedere ai servizi richiesti. Tra le persone che hanno effettuato visite specialistiche e accertamenti diagnostici, rispettivamente il 22,6% e il 19,4% ha dovuto attendere perché privo di alternative. E quando l'attesa c'è stata, è stata consistente: in media, 55,1 giorni prima di effettuare una visita specialistica e 46,1 giorni per un accertamento.
 
Come e perché sta cambiando la cultura della vaccinazione. Alcune ricerche realizzate dal Censis nel 2014 e nel 2015 interpellando direttamente i genitori italiani fino a 55 anni con figli da 0 a 15 anni (arco temporale a cui fanno riferimento i principali calendari di vaccinazione) mettono in luce che il livello di informazione sulle vaccinazioni dei genitori è solo apparentemente elevato. Si tratta di una informazione superficiale e incerta che gli stessi genitori non sempre giudicano soddisfacente: il 30,4% avrebbe voluto saperne di più e la quota sfiora il 40% al Sud. Nonostante i genitori siano in gran parte informati sulle vaccinazioni dai loro pediatri (54,8%), l'accesso alle informazioni attraverso le potenzialità infinite della rete rappresenta uno degli elementi in grado di impattare in modo più dirompente sui nuovi atteggiamenti culturali nei confronti della vaccinazione, dal momento che i genitori tendono a cercare informazioni sul web per decidere se vaccinare o meno i figli (lo fa il 42,8% dei genitori internauti) e in quasi la metà dei casi si trovano a leggere sui social network articoli sulla vaccinazione. Quasi l'80% ammette di aver trovato informazioni di tipo negativo navigando in internet. Anche il livello di fiducia dei genitori nelle vaccinazioni appare abbastanza articolato: a fronte della quota più elevata (35,7%) che ha una posizione apertamente favorevole alle vaccinazioni (pensa che siano utili e sicure), un terzo (32,3%) si esprime a favore solo di quelle obbligatorie e gratuite, dando un peso importante alla garanzia fornita dal Ssn.
 
Nuove soluzioni per l'assistenza ai non autosufficienti. Sono 3.167.000 (il 5,5% della popolazione) i non autosufficienti in Italia. Tra questi, le persone con non autosufficienza grave, in stato di confinamento, cioè costretti in via permanente a letto, su una sedia o nella propria abitazione per impedimenti fisici o psichici, sono 1.436.000. Esiste un modello tipicamente italiano di long term care fatto di centralità della famiglia con esercizio della funzione di caregiving e presa in carico della spesa per le esigenze dei non autosufficienti, e di un mercato privato di assistenza in cui l'offerta è garantita per la gran parte da lavoratrici straniere. Oggi però il modello scricchiola, mostrando crepe che rendono urgente la messa in campo di soluzioni alternative. Infatti, il 50,2% delle famiglie con una persona non autosufficiente (contro il 38,7% del totale delle famiglie) ha a disposizione risorse familiare scarse o insufficienti. Per fronteggiare il costo privato dell'assistenza ai non autosufficienti 910.000 famiglie italiane si sono dovute «tassare» e 561.000 famiglie hanno utilizzato tutti i propri risparmi e/o dovuto vendere la casa e/o dovuto indebitarsi. La prima soluzione è relativa al salto di qualità della residenzialità indispensabile per renderla più competitiva rispetto alla soluzione domiciliare. Si stimano in 4,7 milioni gli anziani che sarebbero disponibili ad accettare una soluzione residenziale, a patto che la qualità sia migliore. In secondo luogo, occorre un mutamento dell'approccio dei cittadini alla non autosufficienza, che oggi viene affrontata solo quando è conclamata: specificatamente, è il 30,6% dei cittadini a non pensarci e il 22,7% vedrà il da farsi solo quando accadrà. Il resto della popolazione conta sui risparmi accumulati (26,1%), sul welfare (17,3%) e sull'aiuto dei familiari (17%).
 
Le pensioni del futuro. Il 39,6% dei cittadini italiani non ha un'idea precisa della propria posizione previdenziale, vale a dire che non sa, sia pure grosso modo, quanti contributi ha versato e di quale pensione beneficerà: il 21,5% ha un'idea piuttosto vaga e il 18,1% non ha alcune idea. Questa situazione contribuisce a spiegare il persistente successo degli intermediari, in particolare i patronati, nel rapporto tra cittadini ed enti di previdenza. Infatti, è il 73,7% degli italiani che dichiara di conoscere i patronati, il 56,1% di essersi rivolto a uno di essi e, di questi, il 92,2% esprime un giudizio positivo sulle loro attività. Se per tanti cittadini l'opacità connota le proprie posizioni contributive, sulle pensioni del futuro essa coesiste con la generica convinzione sociale che saranno più basse di quelle attuali. E non sarà certo la previdenza complementare a cambiare questa dinamica discendente delle pensioni attese, visto che non riesce proprio a decollare come secondo pilastro in grado di compensare la riduzione del valore delle pensioni fondate sul primo pilastro. Né è ipotizzabile l'introduzione dell'obbligatorietà della previdenza complementare, alla quale si dichiara contrario il 78% dei cittadini. 

Giuseppe Braico 

Comunicazione del Presidente nazionale FIMP

Care/i  Colleghe/i,

 scrivo per informarVi sullo stato dell’arte della manifestazione nazionale patrocinata dalla FNOMCeO  del 28 Novembre e sullo sciopero del 16 Dicembre, con un ritardo dovuto ai numerosi impegni su diversi tavoli a cui dobbiamo far fronte in una fase molto complessa e articolata di proposte di leggi, provvedimenti e linee di indirizzo ministeriali (ruolo medico, colpa medica, appropriatezza, legge di stabilità, piano nazionale vaccini e piano nazionale di prevenzione, linee di indirizzo per la pediatria, urgenza–emergenza, revisione dell’atto di indirizzo delle Regioni riferito alla legge Balduzzi) per citarne alcuni sul piano Istituzionale.

 In verità questa tardiva comunicazione è stata determinata anche dalla necessità di acquisire elementi di certezza sulle modalità della manifestazione del 28, che purtroppo coincide con analoga manifestazione a Roma del pubblico impiego, e subordinata alla definizione di ruoli e compiti rispetto alla giornata di sciopero del 16 dicembre, a cui la FNOMceO non potrà aderire essendo un ente di diritto pubblico ed in quanto tale incompatibile per legge con azioni identificabili nello sciopero.

 E’ necessario sottolineare come l’attuale situazione sia una novità assoluta del nostro agire in modalità sindacale.

 Infatti pur ribadendo la nostra primaria “funzione sindacale” va contestualizzato che il nostro essere “associazione di categoria professionale” ci identifica nella appartenenza ordinistica al ruolo medico e coerentemente ci accomuna a tutte le altre categorie mediche nelle decisioni di protesta, laddove condividiamo le motivazioni di una nostra ingravescente sofferenza e ci facciamo interpreti della difesa del SSN per i cittadini.

Diversamente da altre circostanze, in cui l’operatività era più immediata e dipendente da nostre scelte esclusive, la situazione in corso ha determinato la necessità di confronti trasversali insoliti e l’adeguamento a processi decisionali complessi, comunque avvallati dal deliberato del Consiglio Nazionale FIMP del 20 settembre 2015 che ha autorizzato le attuali decisioni.

 Riporto per esteso il passaggio del verbale del Consiglio Nazionale per coloro di Voi che non hanno questa consapevolezza:

omissis… l’insofferenza trasversale che sta maturando in tutte le categorie mediche da cui è derivato il recente documento della FNOMCeO con la dichiarazione dello stato di mobilitazione generale, per la tutela professionale del medico (nelle sue molteplici sfaccettature), per la difesa del SSN, per favorire la salvaguardia dell’inserimento dei giovani medici ed il superamento delle differenze  regionali, resesi particolarmente evidenti con la modifica dell’articolo V. Su questo documento il Presidente ha espressamente richiesto ed ottenuto all’unanimità il pieno accordo all’adesione della FIMP allo stato di mobilitazione secondo tempi e modalità che saranno concordate e condivise con le diverse realtà coinvolte.  

 E’ evidente che anche le motivazioni della mobilitazione per il 28/11 e dello sciopero del 16/12 sono inusitate, poiché non ci attiviamo in funzione di una specifica rivendicazione di categoria (contratto di lavoro ad esempio) ma a difesa della Sanità pubblica, del ruolo medico o del diritto al lavoro per chi non riesce ad acquisirlo, della dignità professionale contro la ingravescente burocratizzazione, dei tagli trasversali alle prestazioni, a difesa del governo clinico e rivendicando condizioni favorevoli al superamento della medicina difensiva, insieme ai medici dipendenti e ai libero professionisti. Tant’è che anche gli specialisti ambulatoriali, pur avendo già rinnovato il loro ACN, hanno aderito alle due giornate di protesta nel chiaro intento di richiamare l’attenzione della popolazione e dei decisori politici.

 Giovedi 19/11 ci sarà l’ennesima, spero conclusiva, riunione in FNOMCeO in cui saranno definite le modalità per la manifestazione stanziale (il corteo è stato escluso per evitare interferenze con quello della funzione pubblica) che si terrà a Roma il 28 novembre e sarà mio compito trasmetterVi le determinazioni conclusive.

Per quanto concerne lo sciopero del 16/12 abbiamo un po’ più di tempo per motivare i nostri colleghi e per studiare modalità adeguate alla riuscita della giornata superando i disagi che queste situazioni sempre si portano dietro.

 RinnovandoVi pertanto l’invito a contribuire attivamente per la riuscita della nostra protesta.

 Cordiali saluti

 Presidente Nazionale FIMP

                                                                                                                         Giampietro Chiamenti

Congresso FIMP Fano 2015

Cari colleghi,
Ricordo che la nostra opzione per le camere presso la sede congressuale scade il 30 settembre. Ciò significa che dopo tale data non abbiamo la certezza di trovare camere libere.
Pertanto invito chi volesse approfittare della camera che è comunque gratuita, ed evitare di dover partire molto presto la mattina del congresso, a prendere contatto con la segreteria organizzativa Intercontact chiamando il numero telefonico 0721 26773.
Invito inoltre gli interessati ad effettuare l’iscrizione al congresso, gratuita ma obbligatoria, utilizzando il modulo allegato o cliccando qui sopra, sul quale sarà possibile anche effettuare la scelta dei gruppi ai quali si intende partecipare.
Chi volesse leggere il programma può cliccare il seguente LINK 
Con i migliori saluti
Roberto Budassi






8° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

8° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Gentili Colleghi,
allegato alla presente potete vedere l'8° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2014-2015.
Con la pubblicazione dell’8° Rapporto di monitoraggio, le 90 associazioni del Gruppo CRC si rivolgono ai
rappresentanti del Governo, ai parlamentari, nonché agli Enti Locali citati nelle raccomandazioni auspicando
che ogni istituzione possa, nel proprio ambito di intervento, cogliere l’importanza e l’urgenza delle
criticità sollevate ed adoperarsi al fine di risolverle.
I pediatri di famiia possono trovare molti spunti di riflessione per il proprio quotidiano lavoro.
Buona Lettura 
Giuseppe Braico

COSTITUZIONE DELLA FIARPED

In occasione del 71° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP) è stata annunciata la costituzione della Federazione delle Società Scientifiche e delle Associazioni dell’Area Pediatrica (FIARPED), alla quale hanno aderito oltre 30 tra società scientifiche, associazioni e organizzazioni dell’area pediatrica: 4 Società in funzione di Soci fondatori (FIMP-SIP-ACP-SINPIA), 11 Società pediatriche non affiliate SIP e le restanti Affiliate SIP.  Tra gli obiettivi che FIARPED si propone c'è quello di una più stringente collaborazione tra professionisti delle diverse aree su grandi temi che interessano la salute del bambino come, ad esempio, l'alimentazione, le vaccinazioni, le malattie croniche e l'ambiente.  " L'aver contribuito a costituire questo unico soggetto che raggruppa l'Area Pediatrica è un grande risultato - dice Giampietro Chiamenti Presidente Nazionale della FIMP - perchè ci permette di interloquire con le Istituzioni del Paese in unità di intenti e condivisione di obiettivi proponendo con forza la Pediatria  come soggetto in grado di fare analisi e proposte finalizzate alla salute dell'infanzia e adolescenza oltre che alla valorizzazione delle nostre specificità pediatriche"
Elenco società partecipanti

Arriva primo sito per tradurre cartelle cliniche Una rete di oltre 1.000 volontari tra medici

(ANSA) - ROMA, 30 LUG - Arriva un aiuto per interpretare e tradurre le cartelle cliniche dei bambini gravemente malati: si chiama T4C ed è il primo sito ideato e costruito per tradurre cartelle cliniche dei piccoli ammalati che necessitano di viaggi sanitari della speranza.

La struttura sanitaria, l'Ospedale o il medico pediatra clicca sul sito www.translators4children.com/it/ ed invia la cartella clinica o il fascicolo medico da tradurre: "Una volta accolta la traduzione dal Board, e con l'approvazione dei medici, si parte con la traduzione del documento che a seconda delle lunghezza e complessità e della disponibilità dei volontari che sono sempre operativi può risolversi in poche ore o qualche giorno" racconta Marco Squicciarini ideatore.

"Una cattiva diagnosi può dipendere anche da un misunderstanding linguistico. Quindi una volta che due o tre interpreti hanno tradotto la cartella clinica, questa viene restituita al sistema, che la rimanda ad un editor e un revisore, tra medici e traduttori che conoscono entrambe le lingue in gioco in quel caso, e che si occupano di validare la traduzione e la qualità del lavoro" spiega Maria Rosaria Buri, professore aggregato di interpretariato e traduzione presso l'Università del Salento. T4C nasce dall'esigenza di garantire un diritto umano fondamentale: il diritto alla salute, in particolare per i bambini ed un progetto senza fini di lucro. Oggi il team può contare sulla collaborazione di oltre 1.000 volontari tra medici (68 pediatri specializzati che riescono a coprire ogni specializzazione in pediatria) e linguisti (traduttori e interpreti). Errore: Feed non trovato.